mercoledì, 08 novembre 2006
o4 Novembre.
«Devo andare, Axel. Grazie della serata.»
Porto una mano a sfiorare le labbra sottili. Cosa ho combinato?
L'ho baciata. Così. All'improvviso.
Distendo il braccio verso l'alto, mentre le prime luci del giorno giocano tra le mie dita, creando riflessi ed ombre. Ne resto rapito ed incantato, mi sembra di non essere io quello disteso in questo letto.
La serata di Halloween mi appare così sfocata, eppure quel bacio lo ricordo perfettamente.
«Dannato punch corretto!» sbuffo lasciando ricadere la mano protesa verso l'alto sulla mia fronte.
Poi, all'improvviso, un candido cuscino attraversa le tende verde scuro del letto, colpendomi. Ed, il volto di Emanùél si fa spazio tra di loro.
«Axel, che diamine!Ti vuoi alzare?!Abbiamo lezione tra meno di venti minuti!»
Sbuffo sonoramente, alzandomi di scatto dal letto, ma un leggero mal di testa mi blocca temporaneamente tra le lenzuola.
«Ma dico, proprio te mi doveva affidare, Madama Maxime, come compagno di stanza?» sorrido, afferrando il cuscino del mio amico rilanciandoglielo addosso.
«Axel non ti rispondo solo perchè sto cercando la mia camicia, ma sappi che me la pagherai cara!»
Il getto d'acqua fredda mi colpisce il viso, lavando via quello strato di sonnolenza che ancora mi accompagna.
Alzo lentamente il volto, ritrovando la mia figura riflessa nel grande specchio: i capelli scombinati come al solito e due borse nere sotto gli occhi. Bene.
La voce di Emanùél mi incita a muovermi, così esco dalla stanza, afferrando la borsa tracolla e avviandomi verso la prima lezione della giornata.
"Bowtrukle e Sfingi, Cura delle creature magiche".
Il professor Tancrède è vicino ad un qualche animale non ancora identificato.
Ho la testa che mi gira e i pensieri altrove e non riesco a concentrarmi, per di più suppongo che Martyl mi stia evitando.
Non uno sguardo.
E sinceramente non so se sia meglio o peggio.
8 Novembre.
La Biblioteca è stranamente affollata, quasi tutti i tavoli sono occupati da studenti alle prese con ricerche e compiti.
In un angolo della stanza, seduta in un tavolo semi-nascosto, scorgo la figura di Elisewin e sorridendo mi dirigo verso di lei.
«Ciao!» sussurro in soffio per non farmi sentire dalla Bibliotecaria. «Posso sedermi?»
La ragazza dai capelli rossi alza leggermente lo sguardo dal proprio libro, poi con un timido sorriso mi fa cenno di prendere posto accanto a lei.
«Fammi indovinare...Occlumanzia, livello intermedio di Worple?»
Elisewin annuisce, poi chiude il libro e mi guarda.
«Da quanto la studi?» mi chiede «intendo, l'Occlumanzia.»
«Da non molto» resto sul vago, ma poi riprendo «mia madre è una brava occlumante e legilimens, io, in realtà, non mi ci ero mai accostato, fino a questa estate. E da quel momento sto cercando di impararla da me, su questi vecchi e polverosi volumi» indico la montagnola di libri davanti alla ragazza.
«Tu, invece?!» le chiedo.
«Oh...bè, praticamente da sempre!»
«Mh...magari potresti insegnarmi qualche trucchetto, qualche volta.»
«Certo!Quando vuoi, ma ora scusami, devo andare, ho lezione tra dieci minuti con la Fleurdhiver!»
Si alza, raccogliendo i suoi libri «alla prossima, Axel!»
«Ciao» mi limito a dire io, estraendo il libro di Rune Antiche dalla borsa.
Dopo circa un'ora sono ancora lì, chino su quel libro. Non ci posso fare niente, quel passaggio non riesco proprio a tradurlo.
Porto lo sguardo sulla pergamena ricca di appunti, scarabocchi e disegnini quà e là.
Esasperato, mi allontano con la sedia dal tavolo, inziando a dondolare, una piuma stretta tra i denti ed una matita sull'orecchio destro.
Un sospiro alla mia sinistra mi porta a voltare lo sguardo sulla figura di una ragazza.
«Sembra che la Biblioteca, oggi, abbia ricevuto un vero e proprio assalto. Non c'è un posto neanche a pagarlo oro»
«Questo posto è libero» indico la sedia accanto a me, recuperando la tracolla che vi avevo poggiato sopra.
La ragazza si siede estraendo dalla borsa i suoi libri, mentre io la osservo.
«Ciao Martyl» la saluto, prendendo tra le dita la piuma che stringevo tra i denti.
«Lenhard» risponde senza nemmeno alzare lo sguardo.
Decisamente, mi sta evitando.
Imbarazzato da quell'assurda situazione, torno al mio libro di Rune Antiche.
Un quarto d'ora dopo sono punto e a capo.
Non riesco a concentrarmi.
Sposto lo sguardo su Martyl: i capelli corvini le ricadono sul volto, lo sguardo concentrato...sembra quasi non accorgersi di nulla.
Sospiro, "forza e coraggio".
«Come mai la volta scorsa sei scappata?»
Alza il viso guardandomi interrogativa.
«Al ballo» specifico.
«Banshee» risponde secca.
«Mh...capisco.» non chiedo altro. Non è questo ciò che mi interessa al momento.
Silenzio.
«Perchè mi eviti?» mi stupisco della mia domanda, uscita fuori così, all'improvviso.
Mi guarda stupita.
«Io non ti evito!»
«Si che lo fai. Abbiamo i tre quarti delle lezioni in comune e mai una volta che sia riuscito a beccarti»
«Non è vero!»
«Ok.» Torno a fissare la mia pergamena.
«Senti.»
«Senti!»
Alzando i volti di scatto, le nostre voci si mischiano.
«Ok prima tu» dico, lasciandole libertà di parola.
Lei china il capo, per poi rialzarlo risoluta.
«Perchè mi hai baciata?»
Rimango in silenzio. Perchè l'ho baciata? Non lo so nemmeno io. Sentivo di doverlo fare, mi andava di farlo, e perchè...
Torno a guardarla in viso, esaminando ogni centimetro di quel volto, imprimendomi nella mente ogni singolo dettaglio. Gli occhi turchesi sembrano due profondi pozzi d'acqua. E il colore della sua pelle è messo in risalto dai fiochi raggi di sole che trapassano oltre le finestre.
Ho un nodo all'altezza della gola e nel petto sento risuonare, come un'antica melodia, il battito di un cuore che non sembra mio.
Mi accorgo che sta aspettando una mia risposta, ma non riesce a distogliere lo sguardo.
Poi succede, di nuovo. Mi chino lentamente sulle sue labbra e la bacio, ancora.
martedì, 31 ottobre 2006
«Buon Halloween, Axel!»
Sorrido, ritrovandomi davanti una Lorelai con tanto di capelli lunghi arancioni e neri.
«Ciao Lor, Buon Halloween anche a te!» le prendo una ciocca di capelli tra le mani «spirito Halloweeniano?!»
«Non si vede?!» dice facendo un giro completo su se stessa.
«Oh...altro chè!»
Ricomincio a camminare, insieme a lei.
«Allora, ragazzo del disegno...»
"Ragazzo del disegno" un sorriso mi si dipinge sul volto, ricordando i giorni in cui io e la Lor stavamo insieme e lei, puntualmente, mi chiamava così. Tutto per quel disegno rubato sulle rive del lago.
«...ancora non mi hai detto con chi vai al Ballo di stasera!»
Mi fermo di botto.
«Lor!Ancora con questa storia?!»
«Eddaiiii!!!Non vorrai farmi credere che non hai ancora invitato nessuna?!»
Non rispondo...alla fine è così, ha centrato il bersaglio, colpito e affondato, Lor. Compliementi. Distolgo lo sguardo.
«Nooo...» mi sorride sorpresa «Davvero, Axel, non hai ancora invitato nessuna?!»
«Mh...» scuoto la testa impercettibilmente. No.
+-+
Poggiato con la schiena alla corteccia ruvida dell'unico salice piangente di tutto il giardino, fisso il lago.
Un leggero brivido mi ripercorre la schiena pensando a quello che è successo solo un paio di settimana fa, la morte di quella ragazza, le Banshee apparse in riva al lago, il loro canto straziante che qualcuno dice di aver udito mentre alrti continuano a dire che sia solo una stupida fandonia inventata da un'ennesima Thestrals per attirare l'attenzione.
Bè...sembra che Beauxbatons sia destinata a non vivere un felice Halloween!
Riporto lo sguardo sul disegno poggiato sulle mie ginocchia, portando il dito indice a sfumare l'ultimo tratto di matita.
«Ed un altro disegno è terminato» sospiro. Una sala da Ballo, ragazzi fasciati dai loro abiti, festoni e un grande stendardo che capeggia sopra le teste di tutti "Buon Halloween Beauxbatons!". Davvero caratteristico Axel. E ancora ti devi decidere ad invitare qualcuno...o per meglio dire, chiedere ad una persona se vuole venire al ballo con te.
Mi raccomando, testone che non sei altro, riduciti sempre all'ultimo momento.
Sbuffo, portando una mano a scompigliare i capelli.
«Ciao!» SObbalzo, girandomi verso la persona che ha interrotto i miei pensieri.
«Ti ho spaventato?!»
Nego con un movimento del capo «ero sovrappensiero e non ti ho sentita arrivare» sorrido, puntando i miei occhi in quelli azzurri intensi della ragazza. «Vuoi sederti?!» dico facendole spazio.
Nessuna risposta, si siede in silenzio alla mia sinistra.
«Che facevi di bello?!qui..solo soletto?» mi chiede all'improvviso.
«Oh...perdevo tempo, rimuginando su quanto sono stupido...»
La ragazza mi rivolge uno sguardo interrogativo. Mentre io distolgo il mio puntandolo nuovamente sulle acque scure del lago.
Non rispondo, meglio cambiare argomento.
«Martyl?»
«mh?»
«Verresti al ballo con me?!» sgrana gli occhi, guardandomi spaesata, mentre sento le orecchie andarmi in fiamme...Diamine...non è da me una domanda del genere! Porto una mano dietro la nuca, come faccio di solito quando sono inbarazzato...
Lei non risponde.
«bè...» inzio io...magari aveva già un accompagnatore.
sabato, 07 gennaio 2006
Correva lungo gli immensi corridoi di Beauxbatons, in ritardo. Doveva essere in Biblioteca dieci minuti fa, ed era ancora lì, i libri sotto un braccio a fare salti e slalom tra gli studenti che chiaccheravano allegramente.
«Scusa!» riuscì a sussurrare ad uno del primo che aveva urtato continuando nella sua folle corsa.
La grande porta in legno scuro della Biblioteca era chiusa, si fermò giusto in tempo prima di sbatterci completamente contro. Riprese quel pò di fiato che gli occorreva per riacquistare un aspetto, diciamo, decente. Spostò una ciocca dei capelli corvini che gli ricadevano avanti agli occhi e spinse il grande portone, notando subito la ragazza seduta ad uno dei tavoli latarali di quella immensa sala.
Sembrava tranquilla, stringeva una piuma in mano osservando il libro aperto sul lungo tavolo.
«Scus....scusami Elle!»
Solo in quel momento la ragazza distolse lo sguardo dal libro che stava leggendo e lo puntò sul ragazzo, rivolgendogli un grande sorriso.
«Non ti preccoupare Axel!Allora, cominciamo?»
Con un cenno d'assenso il ragazzo si sedette sulla sedia poggiando, forse un pò troppo bruscamente, i libri sul tavolo.
«Da cosa vuoi cominciare?»
«Hai qualche problema se rivediamo le ultime lezioni della Fleurdhiver?»
«Ma no, certo!Figurati!Comunque quelle lezioni erano semplicissime!»
Axel si tirò una mano a scompigliare i capelli, già di suo in perfetto disordine. Era il classico atteggiamento che assumeva quando era impacciato.
«Emhh»
Elle gli sorrise, aprendo il libro all'ultima lezione e prendendo, di conseguenza, le pergamene con gli appunti.
Tre fogli scritti con grafia precisa e mooolto fitti.
«Fidati, la spiegazione sarà molto più breve!»
Erano le otto passate quando chiusero definitvamente i libri, il ragazzo gettò indietro le braccia, stiracchiandosi, mentre la ragazza incrociando le braccia sul tavolo vi ci sprofondò la testa.
«Elle, grazie!»
«Figurati» disse volgendo la testa verso il suo interlocutore.
«Penso che se non ci fossi stata tu, al prossimo compito non sarei arrivato nemmeno ad un Accettabile»
«Quando vuoi sai dove trovarmi, alla fine siamo in classe insieme!»
«Già, e in quattro anni non ci siamo mai parlati. Colpa mia lo so.»
Mise avanti a se le mani in segno di scuse.
«Comunque, si è fatto tardi, la cena sarà già stata servita, se ci muoviamo troviamo ancora qualcosa» disse la ragazza alzandosi e raccogliendo i pochi libri sparsi sul tavolo.
«Oh, non penso che scenderò a cenare, ho ancora delle cose da fare»
Si alzò anche lui raccogliendo i suoi libri ed una volta fuori dalla Biblioteca presero due direzioni differenti.
«Grazie ancora Elle!» gridò voltandosi verso la ragazza.
Era sdraiato sul suo letto, rintanato dietro le spesse tente verde scuro della sua casa, era notte fonda e con le tende tirate era immerso totalmente nel buio, gli occhi spalancati e le braccia incrociate.
Stupido che non sei altro.
Si alzò di scatto gattonando sul letto fino alla fine di esso, spalancò le tende ritrovandosi prorpio al di sopra del suo baule, che aprì con forza.
Ne estrasse un pacchetto di carta colorata con tanto di fiocco rosso e il suo blocco da disegno, rintanandosi nuovamente dietro le tende e facendosi luce con la bacchetta.
Si stava rigirando quell'affarino rettangolare tra le mani, ormai da troppo tempo, sapeva cosa c'era al suo interno e sapeva anche chi doveva esserne il destinatario, per non dire la destinataria.
Avrebbe dovuto spedirlo e
lei e invece non aveva mai avuto il coraggio per farlo.
Si ricordò della promessa che aveva fatto a Morgana qualche mese prima, già...Morgana, era da un pò che non la vedeva, chissà come stava.
Aveva deciso, anche se in ritardo glielo avrebbe dato di persona. Doveva solo aspettare che tornasse, in fondo mancavano solo due giorni.
Poggiò il pacchetto al di sopra dei cuscini e prendendo la matita in mano cominciò a disegnare.
Volti conosciuti, la sua sorellina, i compagni di scuola, i genitori.
I genitori....ancora non si spiegava il motivo per cui non lo avevano fatto tornare a casa.
sabato, 03 dicembre 2005
«Lor!» sorrido mentre mi avvicino alla ragazza.
«Chi sei tu?non mi ricordo di te!» cerca di osservarmi come per ricordare qualcuno.
«scusa» rispondo imbarazzato portando una mano dietro la nuca.
«Ah, si....ora ricordo....una certa persona che ho conosciuto un pò di tempo fa, che è bravo a disegnare e che è altrettanto bravo a sparire»
«....»
«Che fine hai fatto, ragazzo del mistero?»
«E' concesso non rispondere?Ho avuto qulche problema e poi...non è facile incontrarti!»
«Ma come, viviamo nella stessa scuola!»
«Hai visto come nevica?» sorrido indicandole la neve che cade imbiancando, se è possibile, ancora di più il giardino.
«Stai cambiando discorso!»
«Non è vero!» sorrido apertamente.
Cosa ho fatto in questo periodo?Mah...proprio niente. E' questo il punto. Eppure sono sparito, mi si è visto ancora meno. Chiuso in un angolo della biblioteca a leggere, al lago a disegnare. Niente. Ho solo fatto collezione di disegni e libri. Ecco tutto.
«Sai?Dovresti sorridere più spesso!» dice fermandosi avanti a me.
Poi si china a raccogliere una manciata di neve da terra e allontanandosi me la lancia contro iniziando a ridere.
«LOR!Sei...» mi abbasso a raccogliere una manciata di neve anche io, nascondendo un altro sorriso.
Quella ragazza riesce a mettermi sempre di buon umore.
«Sono??!» chiede avvicinandosi
Mi alzo a tradimento lanciandole una palla di neve che la coglie alla sprovvista.
«....imbiancata!»
«Vuoi la guerra?» ridendo si china nuovamente verso la neve.
«E guerra sia!»
Una seconda palla è diretta verso di me, ma riesco a scansarla abilmente, raccogliendo un'altra manciata di neve.
****
La sala dei Bowtrukle è così tremendamente accogliente.
Soprattutto quando è deserta, il fuoco è ancora acceso nel camino e scoppietta lentamente sulla via dello spegnimento.
Fuori la neve scende lentamente scontrandosi con le grandi vetrate.
E' notte e anche se fuori nevica e le nubi ricoprono il manto stellato, la luna si può scorgere dietro di esse che tenta invano di mostrarsi in tutta la sua bellezza e completezza.
Qulcosa cattura la mia attenzione, più che altro un singhiozzo.
Mi avvicino al divano avanti a me, scorgendo una piccola figura raggomitolata sul divano, i lunghi capelli biondi che ricadono sulle spalle della giovane ragazza.
«Ehy...» sussurrai lentamente avvicinandomi a lei.
La ragazza si alza, quasi spaventata all'idea di essere stata vista.
«Ehy, guarda che non mordo!» sorrido scherzando, prendendo una coperta dall'altro divano e poggiandogliela sulle spalle.
La piccola Petitclaire. Siamo nella stessa casa, ma non abbiamo mai scambiato due parole.
Logicamente, soprattutto per colpa mia.
Per i miei stupidi silenzi.
«Come mai queste lacrime?»
In un primo momento non risponde, continuando a fissare il fuoco avanti a lei.
Resto in silenzio anche io, conteplando quelle meravigliose fiamme che danzano.
«Mi ha....mi ha usata»
Mi voltai verso di lei con sguardo interrogativo.
«Io...io» delle leggere lacrime scivolarono veloci sulla sue pelle.
Piangeva. E...io non sapevo assolutamente che fare.
«L'ho aiutata nei suoi stupidi piani e....Morgana è rimasta in coma per...due settimane»
Ecco di chi parlava, della sorella.
«Non è colpa tua»
venerdì, 28 ottobre 2005
Forse...forse non è così male avere degli amici.
«Tu invece ti trovi bene?» domanda sbagliata nel momento sbagliato. Un nome e dei ricordi legati a quella persona. Séline Sacrecoeur. Per un attimo ho la sensazione che il mio cervello abbia staccato la spina e sia corso indietro negli anni, abbandonando quella piccola stanza, quel piccolo ufficio, quell'ammasso di carte e quella ragazza dai capelli fucsia. Ricordi che fanno male, forse proprio quei ricordi che mi hanno portato a quello che sono ora. Il ragazzo triste e taciturno che sono ora.
Ricordi che nonostante tutto, appartengono al passato. Ripiombo all'improvviso nel presente.
Alzo lo sguardo dal foglio che stringo tra le mani sorridendo alla ragazza che mi siede accanto con un pizzico di tristezza, per poi riprendere coraggio e parlare.
E' come se tutto all'improvviso mi uscisse...spontaneamente. Un flusso di pensieri che non riesco a trattenere e che sgorgano come un fiume in piena. C'è un qualcosa che mi spinge a voler parlare, a volermi fidare, a voler dimenticare per una volta ciò che è stato e ricominciare a vivere.
«Non saprei...fino a ieri mi sentivo diverso...poi ho preso una decisione» ritorno a fissare il foglio lasciando che i secondi portino silenzio nel nostro discorso.
«E...quale sarebbe?» riprese imbarazzata la Holmes.
«Piantarla di fuggire alla vita e concentrarmi solo ed esclusivamente allo studio e al disegno. In questi anni non ho mai legato particolarmente con nessuno per il mio carattere chiuso....»
Mi sorprendo di quello che sto facendo, mi sembra strano come mi esca naturale parlare con qualcuno, sinceramente.
«Beh, in qualche modo anch’io sono stata fredda e taciturna… poi questa scuola mi ha cambiata. E’ stato stranissimo, senza accorgermene mi sono “addolcita”… Merito delle gente che ho conosciuto… »
«Appunto per questo.. ho bisogno di conoscere nuove persone» sorrido sistemandomi una ciocca ribelle di capelli dietro l'orecchio, poi, definitivamente mi libero di quel foglio, di quel test abbandonandolo nella piccola colonna che senza accorgercene abbiamo già sistemato.
«La conoscevi?» alzo lo sguardo interrogativamente verso di lei, non capendo a cosa si riferisse.
«Séline Sacrecoeur» chiede a bassa voce indicandomi il test che ho appena posato.
«Si» sussurro debolmente per poi ripiombare in un silenzio imbarazzante. SIlenzio che decido di interrompere.
«Eravamo molto uniti»
«Tu...tu e Séline?»
«Sembra strano, ma si. Eravamo molto uniti, la mia famiglia conosceva la sua fin da quando eravamo piccoli, anche se io abitavo in Olanda e lei in Francia, ci vedevamo raramente, ma la consideravo come una sorella»
Morgana mi fissa tra lo stupito e l'incredulo.
«Non è sempre stata così, come la vedi ora» riprendo quasi per giustificare il suo comportamento.
«No?»
I fogli dei test oramai sono abbandonati sulla scrivania, Morgana si è sporta in avanti in una richiesta silenziosa di continuare a parlare. Affondo sulla scomoda sedia ripercorrendo ancora una volta il passato.
«E' sempre stata altezzosa, ma ha sempre avuto un'anima buona, eravamo grandi amici, poi all'improvviso tutto è cambiato. Lei è cambiata, i nostri rapporti si sono persi, ci siamo allontanati e io non l'ho presa molto bene. Le rare volte che ci vedevamo ancora, mi trattava con freddezza e distacco, come se avesse dimenticato quello che eravamo, come se non fosse più la Séline che conoscevo io»
Silenzio.
«Forse è per questo che non mi sono mai impegnato molto con le amicizie, mi sono sentito tradito e abbandonato e ricordo che mi ripromisi di non legare mai più in questo modo con una persona, perchè tutti gli amici prima o poi ti lasceranno sempre soli e ti faranno soffrire»
«NO!» le scappa quasi un urlo mentre sorpreso mi giro a guardarla «Non è sempre così, anche io lo pensavo, ma tu hai avuto solo la sfortuna di trovare una persona sbagliata. Esistono persone che credono nel vero legame dell'amicizia, e che sarebbero disposte a tutto per gli amici»
«Forse...» ripenso alle parole di quella ragazza che fondamentalmente non conosco nemmeno «Ma Séline è una storia chiusa, è passato e al momento non sento il bisogno di avere amici» riprendo in mano un test.
«Tutti hanno bisogno di un amico» sussurra prendendo a sua volta un test.
Non abbiamo più parlato per cinque minuti buoni.
«Scusa» mi fermo riflettendo su quello che ho detto. Non è vero che non ho bisogno di amici. Perchè continuo a nascondermi in questo modo?
«E di cosa?»
«Per quello che ho detto. Per essermi sfogato con te»
«Vedi, gli amici servono anche a questo. Per non farti sentire solo»
Sorrido.
«Ma tu non eri la fredda e taciturna?»
«Ti ho detto che questa scuola mi ha addolcita!E lo devo anche alle persone che ho conosciuto. Che non mi hanno fatto sentire sola nel momento del bisogno»
Scuoto la testa
«Axel?»
«Mhh?»
«Promettimi che ti impegnerai a coltivare le tue amicizie»
Mi fermo a pensare....si, forse è stato solo un errore, tutti possono avere una seconda opportunità, e anche io. Forse non è così male avere un amico.
«Te lo prometto» sorrido poggiando l'ultimo test sulla pila di fogli prendendomi la testa tra le mani e scompigliandomi i capelli.
Mi volto verso la mia compagna di *punizione* e iniziamo a ridere per l'infantile gesto compiuto.
mercoledì, 26 ottobre 2005
Ebbene, per chi non lo sapesse, anche io finisco in punizione...
Stavo gironzolando ancora per la scuola, quando mi sono ritrovato la professoressa Fleurdhiver davanti, spuntata dal nulla. All'improvviso. Quella donna capita sempre nei momenti meno opportuni.
«Lenhard, cosa ci fa a zonzo per i corridoi a quest'ora?»
Ti pareva....quando succede qualcosa di bello ci deve essere sempre qualcuno che ti distrugge tutto.
«Emhh...Professoressa, ero a lezione ma non mi sono sentito molto bene» ho cercato di dire con l'aria più coinvincente che potessi assumere.
Ma sembra che quel giorno ce l'avessero con me. Il professor Dubois è uscito in quel momento dall'aula poco distante, e teoricamente a quell'ora avevo Storia della Magia.
«Lenhard!Il suo compagno mi ha detto che non stava bene, come mai, invece, la ritrovo qui?»
Ho tirato un sospiro scocciato gettando pesantemente le braccia lungo i fianchi e mi sono voltato verso il professore.
Ma prima che potessi parlare, la Fleurdhiver aveva riaperto bocca.
«Eymeric, questo ragazzo non era con te a lezione?»
«No, Agate, Dumont mi aveva detto che era a letto che non si sentiva bene»
Ero nella merda. Fino al collo. Assistevo in silenzio al discorso dei due senza proferir parola, meglio restare in silenzio.
«Bene, bene, ha marinato la scuola, Lenhard?Da lei questo non me l'aspettavo» mi sono rivoltato verso quella donna. Diamine, solo a me possono capitare certe cose.
Ho sbuffato e ho continuato a perseverare nel mio silenzio, aspettando la conclusione di quel discorso.
«Axel, seguimi, discuteremo nel mio ufficio della sua punizione»
E quindi, si. Anche io finisco in punizione, anche io sono un'essere perfettamente normale, come tutti. Anche Axel Ayrton Lenhard, il ragazzo che passa il suo tempo sui libri e a disegnare, finisce in punizione.
La professoressa aveva ricominciato a camminare, mentre io ero ancora fermo lì. Immobile.
«Lenhard, aspetta la carrozza?»
Che odio. Quella donna mi fa venire voglia di saltare nuovamente la scuola. E a dir la verità non mi pento di averlo fatto. Forse è anche ora che inizi a seguire anche il mio istinto oltre che la ragione. Mi sono stancato di essere il ragazzo che passa solo il suo tempo sui libri senza amici.
Non è bello. Sentirsi esclusi da tutto e tutti, essere giudicato. No, non sto dicendo che abbandonerò lo studio, amo farlo, ma è ora che cresca e che mi crei una vita.
Camminavamo silenziosamente per i corridoi, mentre gli alunni affollavano quei lunghi spazi per andare alla prossima lezione. Poi, delle vocette acute irruppero nel silenzioso monologo creatosi tra me e la professoressa.
Mi voltai nella direzione dalla quale provenivano le voci concitate di tre ragazze, di bell'aspetto, certo, ma prive del tutto di cervello.
«Professoressa!» urlarono due di loro.
Forse, nemmeno la Fleurdhiver era molto entusiasta nel vederle, perchè si girò con aria del tutto annoiata.
«Roses, Kaisarov, a cosa devo la vostra agitazione?»
«Professoressa» dissero in coro «La Holmes!»
Pettegole.
«Guardi!Guardi cosa ha fatto a Samantha» dissero indicando la loro amica che stranamente era dietro di loro che si manteneva la guancia, cercando di nascondere gli occhi lucidi.
«Mi faccia vedere» esclamò la professoressa avvicinandosi alla ragazza.
Le scostò la mano dal viso e notò il segno ancora vivido sulla guancia destra della Fleurin. Una mano, cinque dita erano stampate perfettamente sulla sua povera faccia. Non riuscii a trattenere un ghigno, ricevendo un'occhiata gelida da parte della malcapitata.
«Professoressa!La deve pagare, non può permettersi di alzare le mani su un altro studente!Soprattutto se si tratta di Samantha» riprese Natasha.
«Con la Holmes me la vedrò io, voi andate in infermeria e fatevi mettere qualcosa su quel viso»
Un'altra povera vittima della professoressa. Mi dispiace per quella poverella di Morgana, alla fine ha fatto bene, quelle tre oche si meritavano questo ed altro.
Senza che me ne accorgessi, la professoressa aveva ricominciato a camminare, questa volta a passo spedito.
«Lenhard si muova inceve di restare lì, fermo»
Dopo non molto incontrammo anche la Holmes, affiancata da Delonge.
«Morgana Virginia Holmes!» esclamò la professoressa, il ragazzo fu il primo a girarsi e dopo pochi attimi anche la ragazza.
«Sei richiesta nel mio ufficio. Immediatamente!» il tono austero della professoressa da far gelare il sangue nelle vene.
Un lampo di odio attraversò gli occhi della Holmes, e da dietro alla professoressa le rivolsi un cenno affranto. Per colpa di quelle tre anche lei sarebbe stata in punizione...
Posso dire di non aver mai percorso per così tanto tempo i corridoi della scuola. Arruolata anche Morgana nel fans club della professoressa, ci incamminammo, finalmente, alla volta del suo ufficio.
Appena entrati ci fece accomodare, non so dire per quanto tempo sia rimasta in silenzio, forse escogitando una qualche punizione.
«Per tutta la settimana vi voglio tutti e due nel mio ufficio dalle otto»
Questa sentenza sputata fuori all'improvviso mi fece quasi sobbalzare.
«La Holmes per aver alzato le mani su uno studente e Lenhard per aver saltato la scuola senza un valido motivo»
Mi girai verso la mia futura compagna di punizione che mi rivolse uno sguardo sorpreso, evidentemente non pensava che fossi finito lì per qualcosa da scontare.
«E ora andate»
Ci alzammo in contemporanea dirigendoci verso l'uscita.
«E così ci si rincontra» iniziai appena fuori da quella camera.
«Già...dannata Samantha, sono sicura che sia stata lei»
«Mi dispiace doverlo dire, ma si. E'stata lei. Ma, scusa se te lo dico, hai fatto bene. Dovevi vedere la faccia delle Fleurin mentre si manteneva la guancia arrossata e cercava di trattenere le lacrime, non ha parlato mezza volta»
Un sorriso si dipinse sul viso della ragazza.
«Ehy!Ehy!Morg, allora?Abbiamo saputo!Che stronza quella Samantha»
Altre due ragazze si stavano avvicinando in gran fretta a noi. Eugènie Reinassance e Manon Bouringer.
«Bè, ci vediamo stasera» dissi prima di andare via e lasciarla alle sue amiche.
Fortunatamente avevo un'ora di buca e così passai prima per il dormitorio a prendere colori e fogli e mi avviai al lago.
L'aria era fredda, ma non come quella dei giorni precedenti, si poteva stare benissimo fermi senza patire il freddo.
E senza nemmeno accorgermene iniziai a far scivolare il carboncino sul foglio delineando i primi tratti di un viso ricorrente. Quel viso.
«Ehy Ragazzo del Disegno!»
Un sorriso si dipinse sul mio volto sentendo quel nome, non mi voltai, sapevo già chi era...
lunedì, 24 ottobre 2005
Non mi sembra vero, forse è solo un sogno, eppure mentre cammino sento il suono dei miei passi, sento i profumi di questi immensi corridoi. Vuoti. Forse vuoti come me, come il mio animo. Non so che mi è preso, semplicemente oggi non avevo voglia di andare a lezione. Si ho marinato. Strano?Axel Lenhard, il ragazzo che passa la sua vita sui libri ha saltato la scuola.
FOrse il calore che emanavano le coperte del mio letto?Forse il sonno accumulato?O semplicemente qualcosa che dentro di me mi diceva di restare là, fermo in quel letto, senza alzarmi, senza dar conto alla voce di Andrew che mi incitava a muovermi.
Che strana sensazione, camminare per questi lunghi corridoi e non vedervi nessuno. Quando poi si sa che tra meno di due ore, si riaffolleranno e questo silenzio irreale verrà spazzato via dal chicchericcio degli studenti.
Non sto facendo caso a dove mi dirigo, fisso il pavimento e vedo scorrere sotto i miei piedi quel lungo tappeto rosso.
Ma si sa, non guardare avanti non è mai una buona cosa.
«Lenhard, guarda dove metti i piedi» punto gli occhi sul ragazzo che mi si staglia davanti, cravatta giallo e arancio, Sfinge.
Quei colori caldi mi fanno tornare in mente un viso, una ragazza con un disegno che corre via. Lorelei, non l'ho più incontrata.
«Ozon....» riemergo dal mio silenzio osservando dritto negli occhi la Sfinge, è più grande di me, lo so, ma non mi è mai andato giù quel suo carattere da....non so nemmeno io cosa.
Non risponde, mi guarda con sufficienza e riprende a camminare. Solo ora mi accorgo di essere arrivato davanti alla porta dell'infermeria. E' da un pò che non passo a salutare Madama Cècile, ho sempre avuto un'ottimo rapporto con quella donna.
Così senza pensarci troppo entro, cercando in quella stanza la figura della Madame.
«Se cerchi Madama Cècile è uscita da poco»
Seduta sul letto vicino alla porta, una ragazza dai capelli fucsia. Mi soffermo ad osservarla poi con tono distaccato, rispondo.
«Fa niente, ero passato a salutare!»
«A salutare?!» mi chiede incuriosita.
«....»
«Sei nuovo?» chiede nuovamente vedendo che non accenno a risponderle.
«No»
«Strano, non ti ho mai visto»
«Non mi si vede spesso»
«Già»
Poi silenzio,abbasso lo sguardo e quando lo rialzo noto un'altra figura nel letto vicino alla ragazza dai capelli fucsia.
Lorelei, cosa ci faceva lì?Mi aspettavo di trovarla ovunque, ma di certo non in infermeria.
«Cosa è successo» chiedo indicando con la mano il letto di Lorelei.
«Penso sia svenuta»
Rifletto....
«Posso chiederti un favore?»
Un lieve cenno affermativo con la testa.
«Quando si sveglia, se sei ancora qui, le dici che il ragazzo del disegno l'ha cercata?»
Le mie labbra si piegano in un sorriso ricordando il giorno in cui quella strana ragazza aveva *rubato* il mio disegno. Già la seconda volta che la figura dell'Orange mi tornava in mente, in meno di mezz'ora. Da record. Certo, non posso negare che durante la settimana mi sia capitato spesso di pensare a lei. Strano come certe persone che nemmeno conosci ti restano impresse in questo modo.
«Ragazzo del disegno?» quella voce mi riporta alla realtà, mentre sorrido alla ragazza che mi ha posto la domanda. «Scusa ma non hai un nome?!» chiede scettica.
«Si, ma tu dille così!Comunque, io sono Axel» sorrido. Un sorriso sincero. «Piacere!Tu sei?»
«Morgana. Morgana Holmes» ricambia il sorriso.
lunedì, 10 ottobre 2005
Quattordicesimo complenno. Auguri Axel. Complimentati con te stesso. Quarto anno in questa scuola. Tra queste mura. Una penna in mano e un foglio.
Un'anima solitaria?Forse. Disegni, studi, disegni e ancora studi. Monotona come vita.
All'interno del castello c'è movimento, tutti in agitazione e tu passi tranquillo tra i corridoi come se niente fosse. Indifferente. C'è un ballo, strano ma vero, un ballo. Il duo Petitclaire e Vìemeére ha tenuto le mani a posto, era meglio se non lo facevano, mi avrebbero risparmiato quest'inutile festa.
Non mi va di partecipare. Mettersi in ghingheri per un ballo. No, non è da me.
Continuo a far scorrere la matita sul foglio, indifferente alla gente che mi passa accanto. Sento parte dei loro discorsi. Tutti rivolti al ballo.
"Lenhard, ancora lì a disegnare?!"
"Dumont..."
"Pensavo avessi dimenticato l'esistenza degli amici!"
"Cosa vuoi Andrew"
"Sei qui da due ore, che ne diresti di tornare dentro?"
Punto lo sguardo lontano, al di là del lego....amici....cosa significa la parola amicizia?
"Ehy?Parlavo con te..."
"Si, dammi dieci minuti è arrivo" sospiro, guardando il disegno incompleto tra le mie gambe.
"Ci vediamo in sala comune, allora."
Amici, ancora questa parola in testa. Non ho mai avuto degli amici. Mi correggo, non ho mai voluto degli amici. A cosa servono?
"Bello il disegno!"
Una vocina allegra proveniente da dietro le mie spalle, una sciarpa che mi solletica il collo. Arancione e gialla. Sfinge.
"Posso vedere?" mi chiede strappandomi quasi il disegno da mano.
La guardo incuriosito. Capelli castani, sguardo vivace e allegro. Orange. Mi sembra si chiami così. Lorelei.
"Lorelei giusto?"
"Si, tu sei Axel, vero?" mi chiede continuando a fissare il disegno.
Annuisco.
"L'hai fatto tu?!" dice indicando col dito il foglio che ha tra le mani "E' bello."
"Grazie."
"Sei bravo."
"Ehy!Lorelei!Vieni!Dobbiamo andare!" una ragazza dai lunghi capelli scuri. La riconosco, è della mia casa, Caterine.
"Ciao Axel, allora, Lorelei, andiamo?" dice avvicinandosi.
"Si, arrivo!Ciao Axel, ci vediamo!"
La saluto con un cenno della mano, mentre mi rigiro verso il mio lavoro incompiuto. Lavoro che non c'è!Mi volto di scatto verso la ragazza che prima era seduta al mio fianco, trascinata dalla sua amica, riesce a girarsi e a farmi un occhiolino, mantenendo nella mano destra il mio disegno.